La mediazione familiare

La mediazione familiare
La trasformazione del sistema familiare
Negli ultimi anni si sta assistendo ad un progressivo aumento delle cause di separazione e divorzio sia a livello nazionale che internazionale. La famiglia tradizionalmente intesa, composta da due genitori come principali figure di accudimento, non costituisce più la norma: fratelli, nonni, zii possono ricoprire il ruolo genitoriale o, in un numero non contenuto di casi, i bambini possono crescere in famiglie monoparentali non facendo mai esperienza di una famiglia con due genitori.
Il legame di attaccamento che si instaura tra partner dopo anni di convivenza si fonda su dinamiche affettive ed emotive estremamente complesse che non si dissolvono rapidamente né con facilità. E' difficile e traumatico per i coniugi accettare la crisi iniziale, spesso fatta da allontanamenti e riavvicinamenti,. e la successiva eventuale separazione che mette di fronte al fallimento di idee ed aspettative di vita inizialmente condivise. A prescindere dalle modalità più o meno funzionali con cui i partner si rapportavano tra loro, la crisi relazionale porta con sé un'alterazione della comunicazione, che ha come effetti incomprensioni continue e conflitti aperti difficile da gestire. Manca la serenità necessaria per riorganizzare le relazioni e per far sì che ciascun componente del sistema si riadatti alle nuove esigenze; il rancore, le recriminazioni e le reciproche colpevolizzazioni arrecano sofferenza e spingono nella maggior parte dei casi ad innescare e mantenere dinamiche distruttive per il sistema familiare tutto, figli compresi. Considerando la separazione ed il divorzio come l'ultima fase di un processo che sconvolge la famiglia dal punto di vista strutturale ed emotivo, si può facilmente intuire come per un bambino la separazione dei genitori e gli attriti che la precedono, possano rappresentare un evento fortemente traumatico; diversi studi dimostrano che i bambini che fanno esperienza della separazione dei genitori hanno una probabilità tre volte maggiore rispetto alla media di manifestare difficoltà emotive e comportamentali, che nei maschi danno spesso luogo a disturbi della condotta. L'ansia per il futuro ed i sentimenti dolorosi che il bambino sperimenta durante la separazione possono causare una regressione nell'utilizzo di abilità evolutive precedentemente acquisite: bambini in età prescolare possono ricominciare a bagnare il letto, a non tenere un corretto comportamento a tavola, a manifestare aggressività nei confronti dei coetanei, ad avere disturbi del sonno. In adolescenza la separazione può per certi versi essere più facilmente compresa e per altri andare a complicare una fase del ciclo di vita già difficile da affrontare di per sé. In un momento così delicato come la separazione dal coniuge, i partner possono avere difficoltà a trovare possibili accordi riguardanti la riorganizzazione della loro vita da separati e soprattutto a continuare una collaborazione effettiva come guide ed educatori dei figli. Questi ultimi troppo spesso vengono strumentalizzati dagli stessi genitori, il più delle volte inconsapevolmente; a lungo termine i danni causati dai continui contrasti, specie se prolungati, possono essere causa di disagi giovanili e, nei casi più gravi, sfociare in veri e propri quadri di disordini emotivi e/o comportamentali .
Il grado in cui i genitori riescono a gestire ed affrontare la separazione, ed eventualmente il divorzio, influenza notevolmente le strategie che verranno messe in atto dai loro figli, motivo per cui è fondamentale che si riescano ad evitare alleanze e triangolazioni che coinvolgono i figli contro l'ex-coniuge (vedi PAS) e che si arrivi ad affrontare il cambiamento ed il conseguente riadattamento cooperando e tenendo in debito conto i bisogni di tutti i componenti del sistema familiare.

La nuova legge sull’affido condiviso
La legge n.54 dell’8 febbraio 2006 ha fondamentalmente modificato l’articolo 155 del codice civile, apportando innovative revisioni alla regolamentazione riguardante l’affidamento dei figli. La nuova legge, applicabile anche nell’ambito di procedimenti relativi a figli di genitori non coniugati, introduce l’affido condiviso come forma prioritaria di affidamento, stabilendo dunque che i figli non vengano più affidati come regola ad un solo genitore ma ad entrambi, esclusi chiaramente tutti quei casi in cui l’affido condiviso vada a rappresentare una condizione di rischio per i minori stessi. Principi ispiratori della riforma sono la tutela dell’interesse del minore e l’attuazione della bigenitorialità, che si traduce nel diritto dei figli a mantenere inalterato il rapporto con entrambi i genitori anche al venir meno del loro vincolo matrimoniale. Dal punto di vista pratico la legge non dice nulla; si ritiene ad ogni buon conto necessario che ci sia una casa principale ed un genitore con il quale i figli vivano in maniera stabile e che vengano concordati poi i rapporti con l’altro genitore in maniera tale da garantirne al figlio la presenza. In merito a quanto appena detto risulta difficile immaginare che persone già messe a dura prova dalla separazione e gravate dai carichi emotivi che la stessa comporta, riescano a gestire ed a riorganizzare la loro vita familiare senza che un terzo le aiuti a trovare accordi validi, tutelando nel contempo i punti di vista ed i bisogni di entrambi. Nella maggior parte dei casi, non riuscendo le parti ad accordarsi tra loro, tale compito viene delegato ai legali di fiducia prima ed al giudice dopo, comportando il più delle volte ostilità e rivalse tra ex-partner, esecutori passivi di disposizioni decise per loro da altri.

Che cos’è la mediazione familiare?
La mediazione familiare, metodo che fa parte della più ampia categoria dei percorsi alternativi di risoluzione delle controversie (A.D.R.: Alternative Dispute Resolution), si struttura come uno strumento in grado di tenere in considerazione i diversi e complessi aspetti coinvolti in ogni crisi familiare (legali, psicologici, economici, relazionali). E' un percorso all'interno del quale un terzo neutrale, imparziale e non giudicante – il mediatore – motivando l'autostima dei coniugi e riattivando tra loro la comunicazione, spesso interrotta, facilita la riorganizzazione dei rapporti familiari in crisi attenuando i conflitti di coppia.
Questo tipo di servizio offerto alla famiglia in crisi si basa sul presupposto che le persone, sebbene in una fase di disordine emotivo ed organizzativo quale è la separazione, abbiano la capacità di autodeterminarsi e di decidere ciò che è meglio per loro, evitando di delegare questo compito ad un terzo. L’obiettivo di un percorso di mediazione non è quello di ricucire il rapporto interrotto, ma di consentire ai coniugi, che scelgono di porre fine al loro vincolo matrimoniale, di raggiungere in prima persona gli accordi di separazione e di essere artefici della riorganizzazione della propria vita familiare, riducendo nel contempo i costi economici, oltre che psicologici, di un conflitto giudiziario. Numerose esperienze, condotte a livello internazionale, confermano l’importanza di un accordo consensuale, mettendo in evidenza come la durata degli accordi sia strettamente legata al grado di soddisfazione delle parti coinvolte. In quest’ottica, scaturendo direttamente dall'analisi congiunta delle volontà e dei bisogni dei partner, gli accordi raggiunti in mediazione hanno maggiori probabilità di essere duraturi nel tempo e rispettati da entrambi, come dimostra il numero considerevolmente più basso di successivi ricorsi in tribunale rispetto a quanto non accada con gli accordi imposti dal giudice.

A chi si rivolge?
Il percorso di mediazione familiare si rivolge alla coppia, coniugata o convivente, con o senza figli, sia in fase di separazione che già separata o divorziata e con l'esigenza di modificare gli accordi precedentemente stabiliti. Non tutte le coppie sono idonee ad intraprendere un percorso di mediazione. Nascendo la mediazione come metodo di risoluzione delle controversie al di fuori del sistema giudiziario, requisito indispensabile è l'assenza di conflitto giudiziale in corso; non si hanno poi esiti generalmente positivi in tutti qui casi in cui gravi problemi, quali tossicodipendenza, alcolismo, violenze e abusi impediscano di gettare le basi per l’instaurarsi di una comunicazione sana e funzionale.
Intraprendere un percorso di mediazione non significa delegare a terzi (avvocato, giudice, psicologo) la risoluzione dei propri problemi, bensì collaborare insieme per analizzare gli atteggiamenti ed i comportamenti alla base dei conflitti, superare l'ostilità e trasformare, con l'aiuto del mediatore, la competitività in cooperazione, imparando a rimanere genitori anche quando non si è più coniugi. Ne deriva che la mediazione rappresenta al giorno d’oggi una delle vie migliori per i minori di vedere tutelati i loro diritti, bisogni ed interessi: il mediatore pur non giudicando le proposte fatte dai partner, ha il dovere di opporsi a quelle decisioni che violano l'interesse dei bambini, poiché i figli, pur se assenti in un percorso di mediazione, sono i principali beneficiari di questo tipo di intervento.
E’ fondamentale distinguere la mediazione familiare sia dalla separazione giudiziale che da quella consensuale. Diversamente da una separazione giudiziale infatti la mediazione si caratterizza per un clima collaborativo, in cui non ci sono né vincitori né vinti; a differenza di una separazione consensuale poi non porta ad accordi stabiliti da terzi ed accettati passivamente dalle parti.
Mediazione non è psicoterapia, perché a differenza di quest’ultima è rivolta solo alla coppia e non permette la partecipazione dei figli, è un intervento limitato nel tempo e mira a far raggiungere ai coniugi accordi in seguito alla loro decisione di separarsi, diversamente dalla terapia che invece può proporsi di riconciliarli.
La mediazione non sostituisce neppure una consulenza legale, per il semplice motivo che il legale è di parte mentre il mediatore è neutrale e risponde agli interessi della coppia e non a quelli del singolo.

Come si struttura un percorso di mediazione?
Un percorso di mediazione permette di trattare tutte le tematiche inerenti la separazione. Gli aspetti generalmente discussi riguardano problemi relazionali (affidamento dei figli, calendario delle visite per il genitore non affidatario, organizzazione delle vacanze, relazioni con gli eventuali nuovi compagni dei partner ecc) oppure problemi di tipo economico (assegno di mantenimento, assegnazione della casa coniugale ecc); è la coppia che sceglie quali tematiche affrontare visto che i coniugi possono già aver elaborato autonomamente alcune soluzioni soddisfacenti relative a questioni che non faranno quindi parte del percorso.
La mediazione è un vero e proprio progetto di intervento e pertanto segue delle fasi precise:

I fase: la pre-mediazione
I primi incontri permettono ai coniugi di raccogliere le informazioni loro necessarie circa l’organizzazione del percorso e le sue finalità ed al mediatore di valutare l’idoneità della coppia.
E’ importante che i partner, con l’aiuto del mediatore, analizzino le motivazioni che li hanno condotti a decidere di separarsi e le implicazioni che questa scelta comporta; si verificherà quanto la separazione sia una scelta condivisa da entrambi e, in caso contrario, si potrà decidere di strutturare qualche incontro volto a lavorare con la coppia sulla via migliore da seguire.

II fase: il contratto
Una volta che i coniugi hanno deciso di intraprendere il percorso di mediazione si passa all’identificazione delle tematiche da negoziare e si procede alla stipula di un Contratto di Mediazione, necessario perché la coppia si impegni concretamente a collaborare con il mediatore, condividendo presupposti ed obiettivi dell’intervento e rispettandone principi e regole.

III fase: la negoziazione
Valutati lo stile interattivo di coppia, l’attaccamento reciproco, la fase del ciclo vitale in cui la coppia si trova e le risorse a disposizione, il mediatore esplora i bisogni e gli interessi in conflitto, stimolando ciascun partner ad identificare ogni singolo problema e ad esporre la propria soluzione. Nel discutere i punti di disaccordo la coppia viene aiutata dal mediatore a produrre e vagliare soluzioni alternative, a decidere sul proprio futuro senza rivangare eventuali errori passati, a perseguire gli obiettivi comuni cooperando attivamente ed efficacemente.
La conduzione delle sedute sarà sempre in mano al mediatore, ma la coppia può sentirsi libera di parlare delle questioni più intime e delicate con la sicurezza di trovarsi in un luogo protetto, vincolato dal segreto professionale.

IV fase: gli accordi
Negoziati i punti in conflitto, il mediatore stende un accordo, sottoscritto dalle parti e contenente le condizioni di separazione raggiunte. L’accordo non vincola giuridicamente la coppia, che potrà però decidere liberamente di sottoporlo all’avvocato affinché ne verifichi la conformità alla legge e lo presenti al magistrato per l’omologa, facendolo diventare vincolante a tutti gli effetti.
Dato il carattere di dinamicità dei rapporti familiari e dei bisogni espressi dai singoli membri, è possibile che l’accordo necessiti con il tempo di una revisione, alla quale le parti provvederanno nel momento in cui non lo riterranno più rispondente alle proprie necessità ed a quelle dei figli.
Il percorso di mediazione può essere interrotto in qualunque momento e l’interruzione rimane a totale discrezione del mediatore o dei coniugi. Un intero percorso prevede solitamente 8-12 incontri della durata di un’ora e mezza ciascuno, a cadenza settimanale o quindicinale a seconda dei casi e delle necessità.

La possibilità della co-mediazione
Tra i modelli più recenti ed innovativi, notevoli risultati ha dato quello multidisciplinare della co-mediazione che privilegia il lavoro congiunto di due professionisti, meglio se un avvocato ed uno psicologo, la cui collaborazione garantisce il giusto riguardo sia per gli aspetti legali che per i bisogni emozionali delle parti. L’avvocato e lo psicologo, pur svolgendo entrambi una professione d’aiuto, possono in una mediazione singola correre il rischio l’uno di sottovalutare la complessità degli aspetti emotivi che sono parte integrante di un processo di separazione e l’altro di approvare soluzioni che si rivelano poi insostenibili dal punto di vista normativo.
La modalità operativa della co-mediazione, che prevede la conduzione congiunta dei colloqui, presenta dunque un notevole valore aggiunto, poiché integrando le competenze, si avvale di forme di intervento diverse e di un controllo duplice sui possibili errori. Il confronto reciproco tra due mediatori permette una maggiore circolarità comunicativa e facilita la relazione tra le parti in causa; la presenza di due mediatori si rivela inoltre estremamente efficace in tutti quei casi di elevata conflittualità o di forti squilibri di potere. La co-mediazione garantisce una maggiore neutralità ed equidistanza dei mediatori dai partner, permette prospettive e punti di vista più ampi ed offre quindi un servizio professionale di elevata qualità.

Sinteticamente:

La mediazione è una nuova risorsa che si propone di sostenere ed accompagnare una coppia lungo il difficile percorso della separazione.
Serve a:

  • permettere ai coniugi in via di separazione di raggiungere in prima persona accordi soddisfacenti per entrambi riguardanti i diversi aspetti della separazione (affidamento dei figli, calendario delle visite, aspetti economici e patrimoniali);
  • migliorare la comprensione tra i partner ed a ristabilire forme di comunicazione più funzionali, in vista di una positiva collaborazione futura come genitori;
  • favorire l’espressione delle emozioni incrementando la stima di sé e nei confronti dell’altro;
  • sostenere la coppia nel passaggio attraverso i cambiamenti emotivi, psicologici, pragmatici ed organizzativi che una separazione comporta;
  • prevenire la sofferenza generale provocata dalla crisi coniugale evitando ostilità e rivalse;
  • offrire uno spazio neutro di dialogo e confronto;
  • tutelare il benessere ed i diritti dei minori; · ridurre tempi e costi di una separazione.

Si rivolge a:

  • · coniugi che vogliono separarsi;
  • coppie in crisi;
  • coppie già divorziate che intendono rivedere i propri accordi.

Dott.ssa Olga Ines Luppino

Riferimenti Bibliografici

“Affidamento condiviso dei figli in caso di separazione dei genitori” (2006), Legge 8 feb. 2006, n.54, G.U. (1 mar.).
Ardone R., Lucardi M. (1994), La mediazione familiare. Per una regolazione della conflittualità nella separazione e nel divorzio., Giuffrè Editore, Milano.
Baronti G.., Poggioli M. (2007), “La mediazione familiare: aspetti giuridici e modelli di intervento”, in Petruccelli I., Petruccelli F. (a cura di), Introduzione alla psicologia giuridica, Franco Angeli, Milano.
Canevelli F., Lucardi M. (2000), La mediazione familiare, Bollati Boringhieri Editore, Torino.
Cesana C., Porri L. (2005), “La co-mediazione interdisciplinare: diverse competenze a favore della coppia. in Ardone R., Lucardi M. (a cura di), La mediazione familiare. Sviluppi, prospettive, applicazioni., Edizioni Kappa, Roma.
De Curtis C. (2007), “Il nuovo affido condiviso in materia di separazione dei genitori”, in Petruccelli I., Petruccelli F. (a cura di), Introduzione alla psicologia giuridica, Franco Angeli, Milano.
Gulotta G.. (1997), “Separazione, divorzio e destino dei figli: presente e futuro”, in Cigoli V., Gulotta G.., Santi G. et al., Separazione, divorzio e affidamento dei figli, Giuffrè Editore, Milano.
Maglietta M. (2006), L’affidamento condiviso dei figli, Franco Angeli, Milano.

 
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Modificato il Decreto n. 180 del 18\10\2010 sulla mediazione
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 197 del 25/8/2011 il decreto ministeriale 6 luglio 2011, n. 145 contenente diverse modifiche al decreto del Ministro della giustizia 18 ottobre 2010, n. 180, sulla determinazione dei criteri e delle modalità di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione e dell'elenco dei formatori per la mediazione, nonché sull'approvazione delle indennità spettanti agli organismi, ai sensi dell'articolo 16 del decreto legislativo n. 28 del 2010.
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